Il non-finito di Michelangelo: dove anima e materia si fondono nell'assoluto

michelangelo arte yoga

L'arte del non-finito di Michelangelo mi ha sempre affascinato, fin dai tempi della scuola.

I Prigioni della foto ne sono un esempio: qui ritrovo l'essenza dell'anima colta nella lotta per uscire dalla materia grezza. La liberazione dalla materia pur rimanendo parte della materia stessa è un concetto che ho trovato anche nello yoga.

Il non-finito di Michelangelo è l'espressione di una condizione interiore, indica la connessione tormentata fra lo spirito e la materia: senza il corpo l'anima non potrebbe sperimentare, esprimersi, e viceversa senza l'anima il corpo sarebbe inerte, spento. Nello stesso tempo quelle figure sono libere e incatenate.

E così è la nostra vita, siamo parte del mondo che ci circonda ma sentiamo il profumo di qualcosa che non è materiale: percepiamo la contrapposizione e cerchiamo la riconciliazione degli opposti: in acrobazia fra corpo e spirito, fra essere e non essere, fra vita terrena ed eternità. E' l'assoluto il punto dove gli opposti coincidono, dove tutto è Uno, dove non c'è più alcuna divisione.

Nell'arte il non-finito cattura l'istante di incontro fra materia e anima: con lo yoga possiamo realizzare il punto di incontro fra corpo e spirito. Lo yoga e la meditazione ci permettono di entrare in contatto con la nostra parte più intima, più vera, spesso silente e sopraffatta dal turbinio di pensieri, impegni, emozioni.

Lo yoga utilizza il corpo e il respiro, uniti alla concentrazione e all'attenzione della mente, per farci sperimentare una condizione di presenza molto intensa, e ci fa stare nella vita materiale con una maggiore stabilità.

La centratura interna ci dona equilibrio, ci rende più liberi.

Lo yoga si pratica per noi stessi, per conoscerci di più, ma anche per creare un rapporto armonico con tutto quello che ci circonda. Se ci ascoltiamo internamente, non sentiamo il desiderio di trovare un equilibrio in questo mondo così caotico e sempre di corsa?